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- In cerimonia il quartetto d’archi lavora soprattutto sui tempi dei gesti, perché copre l’attesa degli ospiti, accompagna l’ingresso fino all’altare e chiude con l’uscita degli sposi. Per questo conta la capacità dei musicisti di seguire ciò che accade, con brani arrangiati per fermarsi nel punto giusto.
- Nel rito religioso gli strumenti accompagnano, secondo la liturgia, l’ingresso, l’offertorio, la firma e l’uscita, mentre il salmo responsoriale andrebbe cantato. Le indicazioni cambiano da diocesi a diocesi, e il repertorio si concorda con il parroco prima del matrimonio.
- Il rito civile è più breve e lascia più libertà sui brani; la musica si concentra su ingresso, letture o dediche, firma e uscita. In entrambi i casi la scaletta si fissa con i musicisti, e il percorso dell’ingresso si prova nella location prima del giorno.
Attesa, ingresso, rito e uscita hanno ciascuno il proprio tempo, e il quartetto d’archi che sa seguirli rende naturale la cerimonia
Alla cerimonia il quartetto d’archi suona quasi sempre mentre qualcuno cammina: gli ospiti verso il proprio posto, la sposa lungo la navata, i testimoni verso il tavolo delle firme, gli sposi verso l’uscita. Nessuno di questi tragitti ha una durata scritta in partitura, eppure la musica deve cominciare e finire insieme a ciascuno di loro.
Per questo, quando scegli il quartetto per la tua cerimonia, conviene guardare prima di tutto a come i musicisti gestiscono il tempo. A un buon livello suonano bene tutti, mentre chiudere un brano nel secondo giusto si impara soltanto con molte cerimonie alle spalle.
Dall’attesa degli ospiti all’uscita degli sposi i momenti musicali sono quattro, e ognuno ha un tempo diverso da governare.
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L’attesa prima dell’ingresso
Il quartetto comincia a suonare quando arrivano i primi ospiti, e da quel momento all’ingresso degli sposi può passare un tempo che non si conosce con esattezza, perché le foto si allungano, un’auto resta nel traffico, il celebrante aspetta un parente. Il repertorio dell’attesa deve quindi potersi allungare o accorciare senza che gli ospiti, già seduti e in ascolto, se ne accorgano.
Per questa fase si scelgono brani di carattere omogeneo e di volume contenuto, che lascino parlare sottovoce chi si ritrova dopo anni e che si possano chiudere alla fine di qualunque frase musicale. Un quartetto con esperienza arriva con molta più musica di quella che suonerà, perché è quel margine a evitare che un ritardo si riempia di silenzio, e un repertorio di riserva ampio è uno dei segni più sicuri del suo mestiere.
La fine dell’attesa la decide la regia musicale. Chi la cura resta in contatto con chi accompagna la sposa e dà ai musicisti il segnale, il cue, nell’istante in cui la porta si apre, così che il cambio di brano coincida con il primo passo.
L’ingresso, misurato sui passi
L’ingresso è il momento in cui tutta la sala si volta verso la porta, e la musica che lo accompagna resta legata a quell’immagine nel ricordo di chi c’era. Dura quanto la camminata della sposa, o degli sposi insieme, fino all’altare o al tavolo del celebrante, e la musica deve occupare esattamente quel tempo. Un brano che finisce a metà navata lascia la sposa a camminare nel silenzio, mentre uno che continua quando è già arrivata costringe tutti ad aspettarne la fine con gli sposi fermi in piedi.
I quartetti più esperti risolvono il problema con arrangiamenti che prevedono più punti di chiusura, in modo che il primo violino possa guidare gli altri verso il finale appena la sposa raggiunge il suo posto. Per riuscirci i musicisti devono vedere la porta e tutto il percorso, e la loro posizione si decide quindi insieme alla disposizione delle sedie. Nei giorni prima chi cura la regia prova il percorso nella location e misura la camminata, perché la navata di una basilica e il viale di una villa hanno tempi molto diversi e il brano va scelto, o tagliato, su quella misura.
In chiesa i tempi li dà il rito
Nel matrimonio religioso la musica segue la liturgia, e il quartetto suona soltanto nei momenti in cui la celebrazione lo prevede. Il Rito del Matrimonio della Conferenza episcopale italiana chiede canti «adatti al rito del Matrimonio» e dà importanza al salmo responsoriale, che va cantato. Secondo le indicazioni diocesane più diffuse, gli strumenti trovano spazio soprattutto all’ingresso, all’offertorio quando non è previsto un canto, alla firma e all’uscita.
La firma è il momento in cui la musica ha più spazio, ed è anche quello in cui di solito trova posto l’Ave Maria che tante famiglie chiedono, nelle versioni di Schubert o di Bach e Gounod.
Le regole però cambiano da una diocesi all’altra e spesso da una parrocchia all’altra, tanto che alcune chiese ammettono solo l’organo mentre altre accolgono volentieri gli archi. Molte chiedono di evitare, durante la celebrazione, brani d’opera, colonne sonore e canzoni pop, che restano a disposizione per il rito civile e per il ricevimento. Per questo il repertorio si concorda con il parroco con buon anticipo, consegnandogli l’elenco dei brani, ciascuno con il momento in cui verrà suonato, e il quartetto si coordina con l’organista o con il coro della parrocchia quando ci sono.
Il rito civile, più breve e più libero
Il matrimonio civile dura meno di quello religioso, spesso intorno alla mezz’ora o anche meno, e i momenti musicali si riducono all’ingresso, a un intermezzo fra le letture o le dediche, alla firma e all’uscita. Poiché non ci sono vincoli liturgici, il repertorio può essere davvero personale, e un tema da film o una canzone cara alla coppia, arrangiati per archi, trovano posto senza difficoltà.
I vincoli, quando ci sono, riguardano lo spazio e l’orario. Una sala comunale può avere cerimonie in successione, quindi conviene chiedere in anticipo quanto tempo è disponibile per sistemarsi e se c’è spazio per quattro musicisti seduti con i leggii.
All’aperto, in una villa o in un giardino, conta invece l’acustica, perché senza pareti intorno il suono degli archi si disperde. Un’amplificazione leggera e ben posizionata permette agli ospiti delle ultime file di sentire bene senza che il volume diventi troppo alto per chi siede davanti.
L’uscita e il passaggio al ricevimento
L’uscita è il primo momento di festa della giornata, e il quartetto può cambiare carattere con tempi più vivaci, un brano che gli ospiti riconoscono o l’arrangiamento di una canzone che appartiene alla coppia.
Spesso la musica continua mentre gli ospiti escono, si salutano e si spostano verso l’aperitivo, e dove la location lo permette il quartetto li segue fino al luogo del rinfresco, diventando il primo set del ricevimento. È proprio fra cerimonia e aperitivo, però, che si apre più spesso un vuoto, quando gli archi hanno smontato e il DJ o la band non ha ancora cominciato, e per evitarlo il passaggio si progetta insieme al resto della giornata.
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Il quartetto giusto per la tua cerimonia
Per Mikevents la cerimonia è la prima fase del progetto musicale del matrimonio. Qui proponiamo quartetti essenziali o solisti, dai timbri contemporanei e dagli arrangiamenti misurati, con una scaletta costruita insieme alla coppia e provata prima del giorno, e durante la cerimonia ne curiamo la regia.
Il nostro consiglio è di pensarci 4–6 mesi prima del matrimonio, e con più anticipo se ti sposi nei mesi di alta stagione, così da avere il tempo di scegliere i brani e concordarli con chi celebra.
Se vuoi capire quale formazione e quali brani si adattano alla tua cerimonia, raccontaci come la immagini. Partiremo dal percorso dell’ingresso e arriveremo a tutta la musica della giornata.
Quartetto d’archi alla cerimonia: domande frequenti
Quando suona il quartetto d’archi durante una cerimonia religiosa?
Durante un matrimonio in chiesa il quartetto d’archi suona di norma prima dell’ingresso, mentre arrivano gli ospiti, e poi accompagna l’ingresso degli sposi, l’offertorio quando non è previsto un canto, la firma dei registri e l’uscita. Il salmo responsoriale invece andrebbe cantato. I momenti esatti dipendono dalle indicazioni della diocesi e si concordano con il parroco.
Si può scegliere qualunque brano per un quartetto d’archi in chiesa?
Durante la celebrazione molte diocesi chiedono di evitare brani d’opera, colonne sonore di film e canzoni pop, e alcune parrocchie ammettono solo l’organo, quindi il repertorio va presentato al parroco con anticipo. Nel matrimonio civile i vincoli liturgici non ci sono, e il quartetto d’archi può suonare anche arrangiamenti di brani pop o cinematografici.
Con quanto anticipo si prenota un quartetto d’archi per la cerimonia?
Per i format musicali più richiesti conviene muoversi 4–6 mesi prima del matrimonio, e con più anticipo nei mesi di alta stagione. L’anticipo serve a fissare la data e a lasciare il tempo per scegliere i brani, concordare il repertorio con il parroco o con il celebrante e provare l’ingresso nella location.